Feti, embrioni e scienziati



di IGNAZIO MARINO

CARO direttore, potremmo immaginare che al vertice mondiale di Davos partecipassero persone che non hanno mai studiato economia? Oppure che al salone dell'automobile la novità dell'anno fosse descritta da un esperto di gastronomia? Sono situazioni che fanno sorridere ma che purtroppo accadono con preoccupante sistematicità quando si dibatte di scienza e delle sue implicazioni. Nei giorni scorsi abbiamo assistito, infatti, alla pioggia di commenti e dichiarazioni su due importanti questioni: il documento sottoscritto da quattro università romane sull'assistenza ai neonati prematuri e la possibilità di curare malattie gravi grazie a quello che è stato definito, impropriamente, un embrione con tre genitori.

Per chi lo ha letto, il primo documento è una dichiarazione di intenti che afferma principi assolutamente condivisibili: se un feto, durante una normale gravidanza, nasce prematuro lo si deve assistere con tutti i mezzi a disposizione della medicina. Se poi si valuta che tale assistenza diviene accanimento terapeutico è opportuno sospendere le terapie e limitarsi alle cure compassionevoli per far spegnere il bambino senza ulteriori sofferenze. I commenti si sono invece concentrati sulla legge sull'aborto, se va modificata o se non va toccata, tutti a dibattere di tutto ma soprattutto di concetti che nel documento non erano assolutamente affrontati.

Pochi giorni dopo si è scatenato un secondo dibattito mediatico su un esperimento, condotto all'Università di Newcastle in Inghilterra, riguardante il trapianto di mitocondri in un embrione, alla ricerca di un metodo per fare nascere un bambino sano anche quando la madre è portatrice di un difetto genetico. Si è parlato di aberrazioni, di follia inglese e via di seguito. Ma qualcuno, prima di esprimersi, si è chiesto in che cosa consiste questo azzardatissimo esperimento? Proviamo a riassumere.

All'interno delle nostre cellule ci sono degli organelli, chiamati mitocondri, che funzionano da fonte energetica: trasformano alcune sostanze del cibo in energia che il corpo usa per ogni sua attività. Se questi organelli sono alterati a causa di un difetto genetico, le parti del corpo che dipendono dall'energia come il cervello, il cuore, i muscoli, o funzioni come la vista o l'udito, saranno danneggiati anche gravemente. Per esempio, il danno muscolare può causare un deficit respiratorio sino a minacciare la vita. I dati più recenti indicano che nella sola Ue vi sono 350 mila persone affette da malattie dei mitocondri.

Gli scienziati inglesi hanno immaginato che con un trapianto di mitocondri, si potrebbe fare nascere un bambino sano. Per capirci meglio, hanno pensato di conservare il nucleo di una cellula fecondata con le informazioni genetiche del papà e della mamma e di sostituire la parte della cellula contenente i mitocondri malati con mitocondri sani prelevati da un'altra donna, con la stessa logica di un qualunque trapianto. In un paziente affetto da cirrosi, per esempio, si toglie il fegato malato e lo si sostituisce con uno sano prelevato da un donatore. Capisco che il fatto che questo procedimento venga eseguito su un embrione possa colpire il nostro immaginario ma non può farci né spaventare né urlare contro una presunta manipolazione della vita.

Posso assicurare che tutte le volte che si esegue un trapianto di fegato si trasferiscono nel corpo del paziente, oltre al nuovo organo, anche alcune cellule del sangue con le caratteristiche genetiche del donatore. La prova è riscontrabile nei linfonodi di donne che hanno ricevuto il fegato di un uomo e che, anche dopo venti anni dal trapianto, presentano cellule con il cromosoma Y che posseggono solo i maschi. Qualcuno si scandalizza oggi, o si scaglia contro il successo dei trapianti perché nell'impianto di un organo c'è stato uno scambio di materiale biologico? Non mi pare, certamente non i pazienti trapiantati che vivono mentre pensavano di morire.

Insomma, quello che la stampa ha definito la creazione di un embrione con tre genitori è in realtà un esperimento di trapianto di materiale biologico. Non mi sfugge che gli embrioni così costituiti non possano essere impiantati in utero e siano stati distrutti dopo sei giorni, perché questo prevedono i regolamenti inglesi. Per tutti coloro che si pongono dubbi sulla manipolazione dell'embrione umano questo atto costituisce ovviamente un grande ostacolo etico.

Ma perché non chiamare le questioni con il proprio nome e spaventare i cittadini con giudizi fantasiosi quanto inesatti scientificamente come quelli su fantomatici embrioni con tre genitori?

La conoscenza scientifica non può fare a meno della sperimentazione ed io, con sincera umiltà, non me la sento di dire cosa sia giusto e cosa non lo sia per la società nel suo complesso. Ho delle convinzioni personali, che ad alcuni sembrano troppo prudenti e ad altri di frontiera ma non credo sia giusto anche solo immaginare di imporle ad altri o addirittura, nel mio lavoro di legislatore, al Paese. Certamente non condivido una visione che descrive gli scienziati come dei pazzi sconsiderati con manie di padreterno che creano, manipolano o distruggono la vita e per questo da tenere sotto stretto controllo e da inibire il più possibile.

Penso invece che un organismo di valutazione e di giudizio su ciò che riguarda la vita debba esistere ed avere poteri concreti e debba esprimersi in modo autorevole, così come accade in altre nazioni; ma penso anche debba essere costituito da persone competenti, scientificamente preparate e profondamente convinte di non conoscere a priori ogni verità. È chiedere troppo?

L'autore è presidente della Commissione Sanità del Senato, in una lettera al corriere - www.corriere.it



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